Comitato Permanente di Consenso e Coordinamento per le Medicine non convenzionali in ItaliaFondazione Matteo Ricci
Risposta del Comitato all'articolo di A. Mantovani, pubblicato su Il Sole24Ore del 16.05.2004, che lo stesso quotidiano non ha voluto pubblicare non concedendo il diritto di replica
 

Chiedendo ospitalità sulle colonne de Il Sole24Ore, nella mia veste di coordinatore del Comitato di Consenso e Coordinamento per le Medicine Non Convenzionali in Italia, desidero esercitare il nostro diritto di replica rispetto a quanto affermato da Alberto Mantovani sul domenicale de Il Sole24Ore del 16 maggio, fornendo alcune precisazioni e controdeduzioni.
Stupisce innanzitutto il negazionismo massimalista che emerge nettamente dall'articolo citato, una posizione che si ricollega esplicitamente ad altri allarmi della medicina ufficiale per la realtà sempre maggiore e sempre più diffusa delle Medicine Complementari, in Italia come in altri Paesi d'Europa. L'illustre accademico confonde, per respingerle in blocco, sia le nove discipline riconosciute nel 2002 dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri quali discipline mediche di esclusiva competenza ed esercizio del medico chirurgo e
dell'odontoiatra, sia tutta una serie di altre realtà come ad esempio la pranoterapia (che, per inciso, nulla ha a che fare con la medicina manuale) che non sono inerenti all'esercizio professionale che ci riguarda. Inoltre la posizione espressa dal prof. Mantovani ignora la presenza delle Medicine
Complementari in ambito universitario: da anni in numerosi atenei, Milano, Verona, Chieti, Roma, Cosenza, Brescia, Modena esistono, variamente articolati e strutturati corsi, annuali e pluriennali, anche professionalizzanti di Medicine Non Convenzionali.

Verso l'integrazione. Noi siamo assertori della necessità dell'integrazione delle nove discipline che il Comitato rappresenta e che è ben citare per il lettore meno informato: Agopuntura, Medicina Tradizionale Cinese, Fitoterapia, Omeopatia, Omotossicologia, Medicina Antroposofica, Medicina
Ayurvedica, Chiropratica e Osteopatia. Queste Medicine curano oltre dieci milioni di nostri concittadini, sicuramente un numero ampiamente superato dall'epoca del censimento ISTAT del 1999. Quando il Comitato Permanente di Consenso e Coordinamento per le Medicine Non Convenzionali in Italia, per mio tramite, replicò su queste pagine all'articolo di Federspil e Antiseri
lo fece consapevole di rappresentare circa 13.000 medici chirurghi, odontoiatri e veterinari che fanno parte delle 29 sigle che, al momento, compongono il Comitato, di cui 27 di società medico scientifiche, scuole e strutture del SSN che si occupano esclusivamente delle Medicine Non
Convenzionali riconosciute dalla FNOMCeO e di 2 associazioni di pazienti. Diverse Società e Federazioni che compongono il Comitato fanno parte della Federazione Italiana delle Società Medico Scientifiche, cosa che il prof. Mantovani avrebbe dovuto sapere, come pure il fatto che il Comitato è sorto all'indomani della Conferenza di Consenso sulle Medicine Non Convenzionali,
tenutasi il 20 ottobre 2003 nell'ambito del 43° Congresso Nazionale della Società Italiana di Psichiatria.

Siamo preoccupati che una posizione apparentemente rigorosa si possa trasformare sottilmente in un nuovo oscurantismo scientifico, che vedrebbe oggi personaggi come Jenner, Pasteur e Semmelweiss tra i "non convenzionali" e gli "alternativi". Siamo preoccupati che simili e
reiterate prese di posizione possano creare difficoltà operative e istituzionali a chi porta avanti da anni la collaborazione, fruttuosa soprattutto per i pazienti, tra medici "convenzionali" e "non
convenzionali", nella prospettiva di una medicina integrata a dimensione umana e non solo funzionale ai DRG. Un esempio recente di questo ostracismo é stato la cancellazione di gran parte dei corsi sulle medicine complementari dagli eventi accreditabili per la formazione continua.

Le parole di Mantovani trascurano il dato di realtà costituito da milioni di pazienti e decine di migliaia di medici, da pluridecennali esperienze cliniche, terapeutiche e formative, da molteplici capacità professionali ed educative, facendo prevalere il concetto secondo cui l'essere umano è solo
una mera parcellizzazione di realtà fisico-molecolari e la medicina solo una scienza esatta. Si nega quindi che esiste un continuum psicopatobiografico quale risultato di infinite interazioni che è invece alla base di quella capacità di ascolto, valutazione, trattamento che sono lo spirito ed il motore di un approccio al paziente centrato sulla persona e non solo sul sintomo. Noi invece riteniamo che si debba ricostruire un centro di gravità, diagnostico-terapeutica, che prenda in considerazione la globalità dell'essere umano, lo "olos", vale a dire l'intrinseca unità del
suo essere, il piano fisico e mentale perché è su questi livelli incessantemente interagenti che ogni essere umano si struttura spiritualmente come un unicum che come tale va interpretato per essere
curato.

Per quanto riguarda il progetto di legge sulle medicine non convenzionali, la posizione del Comitato è nota, avendo già da mesi prodotto, nel nostro rapporto di collaborazione con la FNOMCeO, un documento a riguardo, reperibile sul nostro sito internet all'indirizzo www.fondazionericci.it/comitato come pure ci siamo recentemente espressi sulla mozione del Comitato Nazionale di Bioetica inerente lo stesso oggetto.

Le "prove scientifiche". La critica fondamentale del prof. Mantovani verte sul fatto che alle medicine complementari mancherebbero sia "evidenze chiare, documentate e riproducibili", sia "il vaglio di una metodologia rigorosa". Poiché questi concetti stanno divenendo uno stereotipo nei
comuni dibattiti sull'argomento, ci teniamo ribadire che si tratta di affermazioni contraddette dalla nostra esperienza e soprattutto dalla stessa letteratura scientifica, che per fortuna oggi può essere consultata sulle banche dati internazionali universalmente accessibili. Il prof. Mantovani sembra sottovalutare ciò, enfatizzando piuttosto il fatto che quattro grosse riviste internazionali non pubblicherebbero mai lavori di agopuntura, fitoterapia e omeopatia.
Questo non è esatto: due riviste (Nature, Science) non pubblicano abitualmente studi clinici (sia di medicina convenzionale che complementare) perché si occupano di ricerca di base. Altre due riviste
(Lancet, New England) hanno pubblicato importanti studi clinici sulla medicina complementare. La più importante meta-analisi sull'omeopatia (che provava che l'effetto dell'omeopatia è superiore al placebo) è stata pubblicata su Lancet. Il Prof. Mantovani sostiene inoltre che il paradigma della ricerca clinica moderna è costituito dagli studi clinici controllati in doppio cieco: proprio da questi studi mancherebbero evidenze sulla medicina complementare, che sarebbe così "non scientifica".

Forse il Professore non sa che, ad esempio, l'efficacia di molti medicinali fitoterapeutici è stata dimostrata da studi clinici randomizzati e controllati così come da meta-analisi, già pubblicati e disponibili in MedLine In ogni caso, questo tipo di studi si sono affermati solo dal 1950 in poi: tutto quanto è stato dimostrato in medicina prima del 1950 è da buttare? Secondo questo ragionamento, bisognerebbe non utilizzare in terapia neppure l'insulina, che è stata scoperta nel 1921. Per non parlare dell'aspirina, sintetizzata nel 1899, ma il cui principio attivo, contenuto nelle foglie di salice, era già utilizzato da Ippocrate. In realtà , solo il 20% dei farmaci convenzionali attualmente utilizzati è provato in base a studi controllati in doppio cieco. L'efficacia della medicina complementare è dimostrata sia in base a dati clinici tradizionali (come avviene per tutta la medicina) sia in base a recenti studi clinici controllati

In ogni caso, il fatto che alcune importanti riviste non trattano queste tematiche non giustifica l'ignoranza di centinaia di lavori scientificamente validi, pubblicati da altre prestigiose riviste sia di
medicina generale (esempio il "British Medical Journal") sia specialistiche, oggi censite anche su Medline. Con singolare miopia il professore mette anche in un unico "calderone" i dati della ricerca
clinica, che sono ormai ricchi di evidenze, e quelli della ricerca di base, che si occupa del meccanismo di azione, e che per il momento si limitano a formulare ipotesi da verificare (es. la questione delle alte diluizioni omeopatiche). Certo, esiste il problema dei metodi di
validazione (che si trascura facilmente di dire che non possono essere identici per diverse discipline) e della frequente discordanza dei risultati ottenuti da diversi centri di ricerca. Ma sarà il prof. Mantovani ad insegnarci che quello dell'attendibilità e della difficile
riproducibilità dei dati è un problema che riguarda, forse in modo ancora maggiore, i farmaci convenzionali: quanti farmaci, inizialmente "provati"con statistiche inoppugnabili, si sono poi nella pratica dimostrati inutili o persino dannosi, tanto da essere ritirati dal mercato?
L'unica cosa su cui concordiamo col prof. Mantovani è che ci vorrebbe maggiore ricerca, e più rigorosa, più capillarmente diffusa, sulle medicine complementari; ma allora perché egli si oppone all'inserimento di queste materie nell'università? Opporsi all'insegnamento di discipline oggi sempre
più diffuse grazie alla multi-culturalità che interessa anche la medicina è forse segno di mentalità scientifica?

In conclusione auspichiamo che gli esponenti più illuminati del mondo universitario siano disponibili al dialogo e non allo scontro, che ricadrebbe negativamente solo sui nostri pazienti che hanno il diritto di scegliere compiutamente i loro percorsi di salute, garantendo innanzitutto le informazioni adeguate, a partire dall'istituzione, per medici e studenti di medicina, di percorsi formativi di base su questi temi.

A nome del Comitato Permanente di Consenso e Coordinamento per le Medicine Non Convenzionali in Italia

Il Coordinatore

Paolo Roberti

 
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